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karate do cos'รจ
Kara Kara La parola giapponese kara-te-do, nel complesso, si compone di vuoto, mano e camminare: è la “Via della mano vuota”. Vuota perché non fa uso delle armi, ma non solo. Il significato che scaturisce dagli ideogrammi non è quello del vuoto in sé, bensì quello del vuoto in necessaria relazione a un lavoro, a un'attività, indica il mettersi all’opera per fare il vuoto.

Attraverso le tecniche della “mano vuota” (Kara-Te) il praticante allena la mente affinché sia sgombra da pensieri di orgoglio, vanità, paura, desiderio di sopraffazione; la sua aspirazione dovrebbe essere quella di svuotare il cuore e la mente da tutto ciò che li ottenebra non solo durante la pratica marziale, ma anche nella vita. Solo in questo modo si segue realmente il Do, la Via da percorrere “marciando passo dopo passo”, per diventare uomini (la testa) saggi (l’ornamento). Se è vero che l’uomo ha in sé la saggezza, come suggerisce l’impronta lasciata dal piede (tchoùo), è anche vero che può solo intuirne la direzione, perché la Via va percorsa passo dopo passo.

Da una riflessione sul significato più profondo di ciò che pratichiamo, le parole di Sensei Funakoshi ci appaiono improvvisamente cristalline: “Come uno specchio limpido che riflette senza distorsioni o una valle silenziosa che dà l'eco, così un Karateka deve eliminare tutti i pensieri egoistici e cattivi perché solamente con una mente o una coscienza libera può capire quello che sta imparando. Egli è come un bambù verde, vuoto, diritto e con nodi, cioè gentile altruista e moderato”.
Questo ideogramma significa “spazio vuoto”, “scavo”, “spazio prodotto da un certo lavoro”, “immagine del vuoto”
Te Te
Questo ideogramma rappresenta una mano vista di mezzo profilo, ma anche il fonema di “attività”, “mettersi all’opera”
Do Do
Questo è un ideogramma complesso, ricco di significati profondi.

È composto da Tchoùo (a sinistra) e Cheòu (a destra)
 
Tchoùo rappresenta tre impronte di passi lasciati da un piede, e significa movimento, marciare passo dopo passo
Cheòu rappresenta una testa, ornata da una capigliatura o da ornamenti
karate do storia
Monaco Bodhidharma
il Monaco Bodhidharma o “Daruma Tashisi”
Le origini del Karate ci portano in India tra il V e il VI secolo d.C., da un Monaco leggendario di nome “Bodhidharma” (in giapponese “Daruma Tashisi”) a cui si attribuisce lo sviluppo dell'antico Karate.
Dopo la morte del suo Maestro, Bodhidharma si ritirò in meditazione in un tempio Shao-Lin sulle montagne a nord della Cina. Per raggiungere l'unione tra spirito e corpo propria della dottrina Zen, Bodhidharma sviluppò una serie di esercizi fisici durissimi. Fu solo l'inizio di una serie di perfezionamenti, che cominciarono a praticare anche i monaci del tempio di Shao-Lin, tramandandoli nel corso dei secoli e in tutti i loro spostamenti.
Un ruolo fondamentale nello sviluppo del Kempo e quindi del Karate l’ha giocato il conflitto tra Cina e Giappone. Punto di partenza fu l'isola di Okinawa nell'arcipelago delle Ryu Kyu, territorio autonomo conteso tra le due potenze. A seguito dell'invasione del Giappone nei primi anni del XVII secolo, fu vietato agli abitanti di Okinawa l'utilizzo di qualsiasi arma al fine di prevenire eventuali ribellioni. Fu così che gli isolani cominciarono a esercitarsi segretamente con l'aiuto dei Monaci venuti dalla Cina, usando esclusivamente le loro armi naturali, ossia gambe e braccia, per potersi difendere.
Divennero dei combattenti esperti e micidiali al punto che presero a comparire le prime scuole di Karate alla luce del sole, ognuna delle quali prese il nome della città in cui veniva insegnata l'arte marziale:

Okinawa-te (mani di Okinawa)
:: Shuri-te
:: Naha-te
:: Tomari-te

Probabilmente lo Shuri-te (scuola di Matsumura, che si sviluppa intorno al palazzo) ha approfondito le tecniche di gambe perché gli abitanti di Shuri, per la posizione geografica, irrobustivano maggiormente gli arti inferiori per via degli spostamenti da una città all'altra. Allo stesso modo, il Tomari-te sviluppò di più le tecniche di braccia in quanto gli abitanti di Tomari (che si sviluppa nella città), lavorando nel porto e nelle risaie, irrobustivano maggiormente gli arti superiori. Il Naha-te era la scuola dei cinesi di un villaggio di nome Kume, che si trovava nella città di Naha.
Successivamente, venuta meno la necessità dell'arte marziale per garantire la sopravvivenza e la vittoria nei confronti degli avversari, si sviluppò un nuovo utilizzo o meglio un nuovo fine: la conoscenza dell'Arte Marziale per il miglioramento del carattere, fino a raggiungere un’elevazione spirituale (un ritorno alle origini, quindi, agli scopi per cui tale arte era nata).
La parola “Jutsu” = “arte” o “tecnica” venne eliminata e sostituita dalla parola “Do” = “via”. Il Ken-jutsu (arte della spada) si trasformò in Ken-do (la via della spada), il Ju-jutsu cambiò in Ju-do, lo Iai-jutsu cambiò in Iai-do e così via. Ormai Okinawa era diventata del tutto giapponese e i migliori Maestri si trovavano proprio lì.

Maestro Matsumura
il Maestro Matsumura dalla leggendaria scuola di Okinawa

Le ricerche storiche sulla prima scuola di Karate ci conducono al M° Matsumura, a cui dobbiamo un metodo sistematico di insegnamento. La sua arte era lo Shuri-te, e tale iniziativa fece sì che si evolvesse anche il Tomari-te. Suo allievo fu uno dei Maestri fondamentali nella divulgazione del Karate, ossia il M° Itosu, a cui dobbiamo l’introduzione del Karate quale materia scolastica a inizio Novecento. Itosu ideò i cinque Kata chiamati con la parola cinese “Pinan” per dare una gradazione all'insegnamento con il seguito di “dan”, che sta a indicare il livello: “Pinan sho dan” ossia Pinan di primo livello, nidan, secondo livello, sandan... yondan... godan... quinto. “Pinan” significa “Pace” o”Tranquillità”. Non a caso i Kata iniziano sempre con una parata che è segno di umiltà.
Un altro Maestro di primaria importanza è il M° Kanryo Higaonna, che iniziò ad apprendere l'arte del combattimento nel villaggio di Kume, si trasferì per quindici anni in Cina e al suo ritorno rinnovò il Naha-te.
Possiamo dire che il Karate moderno affonda le sue radici negli insegnamenti di questi ultimi due Maestri: a Itosu seguì il M° Funakoshi che fondò lo Shotokan ryu; al Maestro Higaonna seguì Myagi, fondatore del Goju ryu; infine il Maestro Mabuni, fondatore dello Shito ryu, fu allievo di entrambi, fondò il suo stile dopo la loro morte, e in loro onore lo chiamò “SHITO”, dall’unione degli ideogrammi delle loro iniziali (in giapponese SHI=ITO e TO= HIGA).
Il M° Otsuka, praticante l'arte del Ju-Jitsu, allievo del M° Funakoshi e del M° Mabuni, fondò lo stile Wado Ryu.
Maestro Mabuni Kenua
il Maestro Mabuni Kenua grazie al quale oggi si contano molti Kata nello stile Shito Ryu

È grazie al Maestro Mabuni Kenua che oggi, nello stile Shito Ryu, si possono contare moltissimi Kata, che vanno dalle radici Shuri-te, Tomari-te e Naha-te ad altri Kata ideati da lui stesso, quali Myojo, Aoyagi, Seyryu (Ju roku), Shinsei, Matsukaze (Wankan).
Attualmente lo Shito Ryu vanta numerosissimi praticanti, proprio grazie alla varietà e all'eleganza di tali Kata (oltre ai 49 trasmessi da M° Mabuni, oggi se ne arrivano a contare circa 60 ideati dagli altri Maestri che si sono succeduti).
Il Karate è diviso in due specialità:
:: Kata
:: Kumite

Il KATA è il mezzo fondamentale tramite cui i grandi Maestri ci hanno tramandato l'Arte Marziale, quale è il “Karate”.
Il significato letterale di Kata è “forma”. Esso comprende una serie di sequenze tecniche da combattimento codificate contro più avversari immaginari attraverso un tracciato d'esecuzione (embusen). Ogni Kata inizia con una parata sia in segno di umiltà e rispetto, sia perché tale disciplina è nata per esigenze difensive. Gli elementi fondamentali del Kata sono l'equilibrio, il ritmo, la conoscenza del bersaglio, la direzione dello sguardo, il corretto spostamento del corpo, una giusta utilizzazione della forza, alternando contrazioni a decontrazioni muscolari, e un’adeguata respirazione attraverso un movimento fluido, continuo e soprattutto armonioso. Oltre all'esecuzione, due aspetti fondamentali dei Kata sono l'analisi e l'applicazione, ossia “Bunkai”.
Il KUMITE è il combattimento vero e proprio tra due atleti, con colpi controllati. Nel Kumite vengono utilizzati colpi con gambe e braccia dalla cintura in su. L'unico colpo permesso sotto la cintura è la spazzata (eseguito con molto controllo).

Il Karate può essere praticato da tutti, dai bambini (da 5 anni in su) agli adulti di qualsiasi età e sesso. Esercitandosi in tutte e due le specialità con costanza si può raggiungere un’eccellente forma psico-fisica, nonché acquisire un’ottima capacità di concentrazione e molta determinazione!

karate do regole dojo
Il Dojo: Do=Via
Jo=Luogo
è il luogo dove viene
praticato e insegnato
il Karate

  1. Quando si entra o si esce dal Dojo si deve fare il saluto inchinandosi
  2. Prima di entrare nel Dojo è opportuno togliersi gioielli, orologi, anelli, catenine e altri oggetti ornamentali, onde evitare di recare danno a se stessi e agli altri. Bisogna legarsi i capelli, se portati lunghi, e assicurarsi che le unghie delle mani e dei piedi siano sempre corte, al fine di prevenire incidenti
  3. L’abbigliamento usato durante la pratica (Karategi) deve essere sempre pulito
  4. Sotto al Karategi non vanno indossate magliette colorate, ad ogni modo è possibile indossare la maglietta bianca
  5. Arrivare sempre puntuali ai corsi
  6. Nell’attesa del proprio turno di lavoro, nel rispetto di chi sta praticando, evitare di parlare e prepararsi osservando gli altri praticare. Si può imparare molto usando questo metodo: è come guardare se stessi, stando fuori
  7. In caso di ritardo, prima di entrare nel Dojo, attendere l’autorizzazione a inserirsi nel corso
  8. Durante il lavoro a coppie mantenere il silenzio
  9. In caso di malattia, prima di riprendere la lezione, comunicare al Maestro o a chi sta conducendo la lezione il proprio stato di salute. Nel caso ciò non avvenga l’atleta si assume ogni responsabilità per eventuali malori o danni sopraggiunti durante o dopo la pratica
  10. Una volta usciti dal Dojo stendere al più presto il Karategi: deve essere sempre asciutto e inodore
  11. Lavare con molta cura i piedi immediatamente prima e dopo ogni seduta d’allenamento
  12. Nel Dojo non è consentito: mangiare, masticare chewing-gum, fumare e bere
  13. Rispettare sempre l’ordine di cintura, le cinture di grado superiore e soprattutto le persone anziane
  14. Non è consentito parlare in modo sconveniente, ridere ad alta voce, sdraiarsi, o in ogni modo rimanere disattenti durante l’allenamento; un Karate-ka è sempre allerta e ben preparato
  15. Ascoltare attentamente le indicazioni del Maestro: il Maestro non vi chiederà di fare qualcosa che non vi considera in grado di fare

karate do kata
Shuri-Te: spiegazione su tre righe spiegazion su tree righe
Shuri-Te
  1. Naifanchin Shodan, Nidan, Sandan
  2. Pinan (Heian), Shodan, Nidan, Sandan, Yondan, Godan
  3. Bassai Dai, Bassai Syo
  4. Kosokun (Kanku o Kusyanku), Dai, Syo, Shiho Kosokun
  1. Jitte, Jion, Jiin (origen Tomari-Te)
  2. Rohai Shodan, Nidan, Sandan
  3. Wansyu, Wankan, Wandan
  4. Chintei, Chinto (Gankaku), Chinsyu
  5. Goju Shiho (Useishi)

Shuri-Te: spiegazione su tre righe spiegazion su tree righe
Naha-Te
  1. Gekisai Dai Ichi, Dai Ni
  2. Tensyo
  3. Sanchin
  4. Seienchin
  5. Seisan
  6. Saifa
  1. Sanseiru
  2. Seipai
  3. Shisochin
  4. Kururunfa
  5. Suparinpei

Shuri-Te: spiegazione su tre righe spiegazion su tree righe
Kata Mabuni Kenwa
  1. Shinsei
  2. Miojyo
  3. Aoyagui (Seiryu)
  4. Jyu Roku
  5. Matsukaze (Wankan)
 

Shuri-Te: spiegazione su tre righe spiegazion su tree righe
Tomari-Te Maestro Aragaki Tomari-Te
  1. Nisheishi (Nijyushiho)
  2. Shochin
  3. Unsyu (Unsu)
  1. Tomari no Wansyu (Empi)
  2. Tomari no Bassai
  3. Tomari Chinto
  4. Tomari no Rohai

Shuri-Te: spiegazione su tre righe spiegazion su tree righe
Tomari-Te Maestro Matsumora
  1. Matsumora no Bassai
  2. Matsumora no Rohai
  3. Matsumora no Wankan
  4. Matsumora no A-nan
 

Shuri-Te: spiegazione su tre righe spiegazion su tree righe
altri
  1. Matsumora no Sesyan (Hangetsu)
  2. Chantanyara no Kushyanku
  3. Chibana no Kusyanku
  4. Ishimine no Bassai
  1. Kihan no Bassai
  2. Oyadomari no Bassai
  3. Shinpa
  4. A-nanko

Shuri-Te: spiegazione su tre righe spiegazion su tree righe
Katas Cinesi (Maestro Go Kenki) (Maestro Nakaima)
  1. Haffa, Hakkaku
  2. Papporen
  3. Nipaipo
  1. Pachyu
  2. Heiku
  3. Paiku
  4. A-nan
karate do termini tecnici
Posizioni fondamentali heisoku-dachi: piedi uniti
musubi-dachi: piedi divaricati con i talloni uniti
hachiji-dachi: gambe divaricate con le punte dei piedi verso l’esterno
uchi-hachiji-dachi: gambe divaricate con le punte dei piedi verso l’interno
heiko-dachi: gambe divaricate e piedi paralleli
teiji-dachi: piedi a "T"
renoji-dachi: piedi a"L"
zenkutsu-dachi frontale: gamba posteriore tesa, gamba anteriore piegata
kokutsu-dachi: basata sulla gamba posteriore
shiko-dachi: quadrata
kiba-dachi: del fantino
neko-ashi-dachi: del gatto
sanchin-dachi: a clessidra
kosa-dachi: gambe incrociate
sagi-ashi-dachi: su di una gamba
shiko-dachi-yonjugo do: 45°
shiko-dachi-kyuju do: 90°
Zuki - pugno

gyaku-zuki: opposto alla gamba
oi-zuki: lungo (stessa gamba)
ren-zuki: alternato
morote-zuki: doppio pugno
tate-zuki: verticale
age-zuki: verso l'alto
ura-zuki: rovesciato
mawashi-zuki: circolare
kagi-zuki: a uncino

awase-zuki: pugni a "U" (stretto)
heiko-zuki: paralleli
hasami-zuki: a forbice
nagashi-zuki: fluente
sanbon-zuki: 3 attacchi
hiraken-zuki: con le nocche in avanti
seiken-zuki: con le prime due nocche
ippon-ken-zuki: a una nocca
nakadaka-ken-zuki: con la nocca del dito medio
Percosse di gomito

mae hiji-ate: in avanti
yoko-hiji-ate: laterale
hushiro hiji-ate: indietro

yoko-mawashi hiji-ate: circolare
tate hiji-ate: verso l’alto
otoshi hiji-ate: dall'alto verso il basso
Attacchi di mano uraken: dorso del pugno
haito: mano a dorso di coltello
haishu: dorso della mano
nukite: mano a lancia (varie forme)
seiryuto: mano a sciabola
kakuto: polso a testa di gru
keito: mano a testa di gallina
washide: mano a testa di aquila
tettsui: pugno a martello
Anatomia del piede kakato: tallone
sokutei: pianta del piede
koshi: palla del piede
sokuto: parte esterna del piede
haisoku: collo del piede
tsumasaki: punta delle dita
Geri - Calcio kakato geri: tallone
mae-geri: frontale
yoko-geri: laterale
yoko-geri: laterale
kekomi: di spinta
mikazuki-geri: a mezzaluna
ushiro-geri: all'indietro
ura mawashi-geri: circolare dall interno all’esterno
tobi-geri: volante
gyaku mawashi-geri: circolare inverso
hiza-geri: ginocchio
de-ashi-barai: spazzata
kanzenzu-geri: calcio battente
Uke - Parata tettsui uke: con la base del palmo della mano
jodan age uke: alta
chudan uke: media
gedan barai: bassa
hiji uke: gomito
uchi uke: dall'esterno all'interno
otoshi uke: dall'alto verso il basso
shuto uke: taglio della mano
sukui uke: raccolta
kosa uke: con i polsi uniti a X
ude uke: con l’avambraccio
kake uke: uncinante
sashi te uke: con l'avambraccio scorrevole
kakiwake uke: cuneo rovesciato
te-osae uke: pressante con la mano
sokuto osae uke: pressante con il bordo del piede
tekubi kake uke: polso ad uncino
te-nagashi uke: deviante con la mano
sokutei mawashi uke: con la pianta del piede
seiryuto uke: mano a sciabola
kakuto uke: polso a testa di gru
keito uke: mano a testa di gallina
tettsui uke: pugno a martello
haito uke: mano a dorso di coltello
haishu uke: dorso della mano
Numeri Ichi   1 (uno)
Ni      2 (due)
San   3 (tre)
Shi    4 (quattro)
Go    5 (cinque)
Roko     6 (sei)
Nana     7 (sette)
Hachi   8 (otto)
Kyu       9 (nove)
Ju          10 (dieci)
realizzazione e progetto grafico eArt